Ottobre 2026

SINTESI DEL PRIMO CONGRESSO MONDIALE DELLA BREAKTHROUGH TYPE 1 DIABETES SVOLTOSI A PHILADELPHIA (USA) IL 9-11 OTTOBRE 2026.

Si è tenuto a Philadelphia (USA), nei giorni 9-11 Ottobre scorsi il primo Congresso mondiale della Breakthrough Type 1 Diabetes(BT1), già nota con JDRF (Juvenile Diabetes Research Foundation- costituita dalla potente Associazione statunitense da parte dei genitori di bambini/e diabetici di tipo 1). Il cambio di denominazione da JDRF a BT1, indica che il “mission statement”della Fondazione è la cura finale del T1D. 

A tale riguardo erano presenti tutti i maggiori Ricercatori di importanti Centri Internazionali di tutti i Continenti, impegnati nelle tecnologie avanzate di terapia cellulare e molecolare del T1D. Noi, nella persona del Prof. Riccardo Calafiore, come Fondazione per la Ricerca sul Diabete e Università di Perugia siamo stati presenti al Congresso con una comunicazione dal titolo: 3D BIOPRINTED SCAFFOLDS CONTAINING HUMAN ADULT UMBILICAL CORD-DERIVED MESENCHYMAL STEM CELLs (hUCMS) AS DERMAL EQUIVALENTS FOR POTENTIAL APPLICATION TO TREAT DIABETES FOOT ULCERS; PRE-CLINICAL STUDIES” quale auspicabile cura radicale di una delle complicanze croniche più serie del diabete: il piede diabetico. Da ricordare che tali cellule hanno dimostrato, nel nostro Laboratorio, di indurre la remissione del diabete di tipo 1 di recente insorgenza nell’unico modello sperimentale della malattia umana disponibile, ovvero il topo NOD. Esse potrebbero quindi essere applicate fin d’ora anche all’uomo.


E’ stato chiaramente sottolineato, come peraltro già sapevamo, che la terapia insulinica, anche se somministrata con microinfusori di ultima generazione, non rappresenta il modo per guarire il T1D ma solo per tenere sotto controllo la malattia e garantire la sopravvivenza dei pazienti, senza peraltro escludere il rischio di incorrere nelle complicanze secondarie della malattia sia acute (come gli eventi ipoglicemici sia diurni che notturni, e la“hypoglycemia unawareness” ovvero la manacata percezione di cali glicemici anche importanti) che croniche (tutte derivate dalla micro-macroangiopatia diabetica, a livello cardiovascolare, neuronale, renale, oculare ed il piede diabetico specie nei soggetti con T1D più anziani). Pertanto gli unici modi per guarire la malattia diabetica di tipo 1 consistono nella sostituzione/rigenerazione delle cellule Beta ammalate a causa della distruzione autoimmunitaria che genera il T1D. La University of Chicago (USA) sta effettuato una serie di trapianti di insule pancreatiche in pazienti con T1D con una nuova formula anti-rigetto che non fa uso dei classici farmaci immunosoppressori, con tutti i loro pesanti effetti collaterali, ma di agenti in grado di bloccare il legame tra molecole immunitarie CD40-CD40L e quindi l’aggressione alle cellule Beta da parte dei linfociti autoreattivi CD4 e CD8. 12 pazienti con T1D di lunga data dopo il trapianto delle insule pancreatiche e l’applicazione di questo nuovo protocollo, sono in remissione di malattia e sospensione dell’insulina da oltre un anno. Altro approccio seguito dall’Università di Uppsala (Svezia) consiste in interventi di immunologia ed ingegneria molecolare che rendono le insule, una volta separate dal pancreas di donatore, non riconoscibili da parte del sistema immunitario ospite e quindi non rigettabili. 7 pazienti trapiantati con dosi non terapeutiche di insule definite “immune evasive” cioè rese irriconoscibili al sistema immunitarioospite non sono state in effetti rigettate dopo essere state inoculate nei muscoli dell’avambraccio, ad oltre un anno dall’impianto. Le insule, ben visualizzate in loco con PET-TC, producono C-peptide e pur trattandosi di dosi non terapeutiche, hanno regolato i valori di emoglobina glicata nei riceventi. Ampio spazio è stato dedicato alla prevenzione della distruzione completa della normale dotazione di cellule Beta in pazienti che hanno sviluppato il T1D in epoca recente mediante l’impiego di agenti immunoterapicicome il Teplizumab, Bariticinib e altre molecole più recenti, oltre all’impiego di un farmaco ben noto in Cardiologia come il Verapamile che svolge attività immunomodulatoria. Ricordando gli stadi che portano all’insorgenza clinicamente manifesta del T1D (1,2,3,4) agendo tempestivamente allo stadio 2 o3 si può prevenire la completa distruzione delle cellule Beta e pertanto prevenire l’insorgenza della malattia clinica manifesta (stadio 4) per oltre un anno, come dimostrato da Haller del DiabetesResearch Institute della University of Florida, Gainesville (USA). Sulla stessa lunghezza d’onda un obiettivo simile, sebbene ancora sperimentale è quello delle Car-T cells, cellule chimeriche già usate con successo in Oncoematologia, che aumentano la dotazione in Treg ovvero linfociti regolatori che inibiscono la distruzione delle cellule Beta. Noi possiamo raggiungere obiettivi simili con l’uso di cellule staminali mesenchimali adulte microincapsulate, nel nostro Laboratorio, come sopra accennato.Per ovviare alla scarsa disponibilità di donatori di insule umane il gruppo FORWARD ha comunicato i primi risultati (nella prestigiosa rivista scientifica internazionale New England Journal of Medicine, 2025) sull’impiego di cellule staminali embrionali umane (Zimislecel) differenziate in elementi cellulari in grado di produrre insulin. Dei 14 pazienti con T1D trattati, tutti sotto immunosoppressione farmacologica, 12 hanno sospeso l’insulina con emoglobina glicata sotto 7% e Time in Range della glicemia superiore al 70%. Ampio risalto è stato inoltre dato alle attuali tecnologie avanzate per l’incapsulamento delle cellule insulino-secernenti all’interno di bio-membrane artificiali (microcapsule che nel nostro Laboratorio possediamo da molti anni, e dispositivi macroscopici) che proteggono

le cellule dalla risposta immunitaria di rigetto senza dover far ricorso a metodi di immunosoppressione farmacologica o di ingegnerizzazione immunitaria.

Ho cercato di dare una sintesi solo degli argomenti di ricerca più dibattuti e aggiornati, ma ovviamente le ricerche in corso di cui si è parlato sono state molte e in via di rapido sviluppo. Un work in progress, di cui sentiremo parlare a breve. Vale come più volte ribadito, che la ricerca si muove molto rapidamente e tra un anno (già stabilito il prossimo Congresso mondiale del BT1D) ne sapremo molto di più.

Prof. Riccardo Calafiore

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