Presso l’Università di Padova gli scorsi 3-4 Giugno si è tenuto un Congresso internazionale “Treatments and Advances in the Treatment of Diabetes” a cui è stato invitato il Prof. Calafiore, che ha tenuto una relazione sulla ricerca nel campo delle cellule pancreatiche microincapsulate per il trapianto nei pazienti con diabete di tipo 1 (T1D). Erano presenti esperti internazionali di elevata fama, provenienti da Centri rinomati per la ricerca diabetologica in Europa e USA.
Calafiore, a nome della Fondazione per la Ricerca sul Diabete e Università di Perugia, ha presentato anche dati, molto apprezzati dalla Comunità scientifica internazionale presente, sul monitoraggio a lungo termine (a distanza di 20 anni), dei trapianti di insule pancreatiche umane microincapsulate in pazienti con T1D, non sottoposti adimmunosoppressione farmacologica. Nonostante la funzione delle cellule trapiantate sia durata per qualche mese, non sono stati documentati effetti collaterali anche minimi, correlati ai trapianti a distanza di due decadi. Peraltro è in stato di svolgimento uno studio clinico presso la University of Illinois di Chicago, USA, dove vengono trapiantate insule pancreatiche di suino neonato, immunoprotette da microcapsule preparate con la nostra formula originale (alginato/poliornitina) in pazienti diabetici di tipo 1 non immunosoppressi.
In un altro Congresso, organizzato a Roma da AILD (Associazione Italiana Lions per il Diabete) il 4 Giugno scorso, nella splendida cornice di Montecitorio, sala della Regina, alla presenza di un nutrito pubblico ed esponenti politici, Calafiore ha parlato dei nuovi paradigmi per la gestione clinica del T1D. Se nel secolo scorso il target era quello di allungare il più possibile la sopravvivenza dei pazienti, controllando l’emergenza delle temibili e letali complicanze della malattia, successivamente l’attenzione si è rivolta al mantenimento di valori accettabili di emoglobina glicata, al Time in Range (TIR) delle glicemie giornaliere, e alla prevenzione delle gravi ipoglicemie (specie notturne). Tuttavia il controllo spesso ossessivo dei parametri di controllo glicemico ha finito per deteriorare il benessere personale del paziente e la qualità di vita. In realtà, al tempo d’oggi, con le nuove terapie cellulari sempre più sicure (vedi Lantidra l’unico preparato di insule umane approvato dalla FDA degli Stati Uniti per trapianto clinico), oltre ad apparati tecnologici (sensori e microinfusori) sempre più perfezionati, la vita del paziente con T1D deve essere ispirata a nuovi paradigmi, come quello della resilienza fisiologica. Ovvero al raggiungimento ad uno stato di benessere interiore, con valori metabolici discreti non più oppresso da timori di gravi ipoglicemie o dal perseguimento ossessivo del TIR e del carb counting. Il paziente con T1D deve vivere una vita serena, grazie ai progressi della scienza, che si avvicini il più possibile a quella di un soggetto non affetto dalla malattia diabetica.
